Chi Siamo/Who we are

Aram Ghasemy è nata in Iran 

Nel 1997 si è laureata presso la Facoltà di Teatro dell’Università di Arte e di Architettura di Teheran.

Nel 2002 si è diplomata come attricepresso l’Accademia di Recitazione Amin Tarokh/Film Acting Studio, Teheran

Dal 2004 al 2007 ha frequentato la scuola della danzatrice Hayedeh Kishipour a Tehran. Attualmente e’ iscritta al corso di laurea specialistica in Nuove Tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Dal 1995 lavora in teatro, cinema e televisione come attrice, scenografa e doppiatrice. Dal 2000 è autrice e regista teatrale e ha fondato la compagnia Tarmeh (La Veranda Luminosa), nella quale insegna teatro anche ad attori diversamente abili.

Nel 1997 ha esposto le sue maschere teatrali al Saad Abad Palace di Teheran, e nel 1999 ha esposto le sue maschere artistiche all’Atbin Gallery di Teheran.

Ha collaborato con artisti importanti come Daryoosh Mehrjooei, Amin Tarokh, Behruz Baghaei,

Hosein Panahi, Mohamad Reza Sharifi Nia, Mesud Keramati, Ali Omrani, Shahla Riahi, Parastoo

Golestani, Mahtab Keramati, Shahin Alizade, Mohammad Alami…

Nel 1994 premio come miglior poetessa al Festival della Letteratura dell’Azerbaijan

Nel 2000 premio per la migliore scenografia al Festival di Teatro di Teheran.

Nel 2001 premio per i migliori costumi al Festival di Teatro di Teheran

Nel 2002 premio per la migliore regia al Festival Internazionale Mehraien a Teheran

Nel 2006 premio con la compagnia Yas Tamam No al Festival Internazionale del Teatro di Figura a Praga

Dal 2007 si è trasferita in Italia, dove ha interpretato e diretto gli spettacoli “Mela Rossa Lupo Nero” e “il Potere di Zahhak”, “Il Giorno Prima”, “Kaka Siah Sbarca a…” andati in scena in Italia, Germania e Finlandia. Nel 2010 ha recitato nello spettacolo di Paola Mandel “Le Vie dei Racconti”,Nel 2012 ha recitato nello spettacolo di Laura Pasetti “Sarabanda”, produzione Teatro Franco Parenti. Nel 2013 ha collaborato con la danzatrice MariaLuisa Sales alla realizzazione dello spettacolo di teatro e danza ” Serpentha”. Dal 2010 insegna danza persiana a Milano.Nel 2011 ha tenuto un seminario sul teatro tradizionale persiano all’Università Orientale di Napoli e nel 2012 un workshop sulla danza e il teatro tradizionale Persiano all’Università della Sapienza di Roma…

compagniateatraletarmeh@gmail.com

www.aramghasemy.com 

Elena Romeo nasce nel 1975 a Palermo. Nel 1998, dopo una breve parentesi alla Facoltà di Psicologia, interrompe gli studi per trasferirsi a New York dove entra in contatto con il mondo dell’arte e della cultura. Desiderando approfondire questa strada nel 2001 ritorna in Italia e si trasferisce a Milano dove si iscrive alla Libera Università di Lingue eComunicazione – IULM acquisendo la Laurea in Scienze e Tecnologie della Comunicazione. Si occupa di promuovere produzioni teatrali ed eventi culturali in generale. Il suo sogno, seguito ad un lungo studio di ricerca ed alla collaborazione al progetto “Il Museo dei Bambini e delle Mamme” di Palermo, rimane quello di realizzare la sua idea de “Il Museo dei Bambini” sulle orme di quelli europei.

http://elenaromeo.wordpress.com/

organizzazione.teatrotarmeh@gmail.com

Marco D’Amico si è diplomato nel 1986 in Comunicazioni Visive, presso l’I.T.S.O.S. (Milano). Dal 1987 lavora nel mondo dello spettacolo, dell’arte e della comunicazione in qualità di tecnico e artista ,in teatro, televisione, moda, pubblicità ed eventi multimediali … Negli ultimi anni la sua attività si è concentrata nel teatro, nel quale lavora come tecnico e light designer, è stato responsabile tecnico del Centro di Ricerca Teatrale-Salone di Via Ulisse Dini (Milano), del Teatro Arsenale (Milano); attualmente collabora con diversi teatri (Teatro Verdi-Teatro del Buratto, Teatro Manzoni, Change for Performing Arts-CRT Artificio ed altri). E’ responsabile tecnico e light designer delle compagnie teatrali Tarmeh , Alma Rosè, La Quercia Teatro; collabora in qualità di tecnico e light designer con diverse compagnie teatrali e registi.

compagniateatraletarmeh@gmail.com

Savino D’Amico è un nomade. Nasce a Terni, nel 1937, ma la guerra costringe la madre a portare al sicuro lui e il fratello maggiore Cesare, dai nonni in Puglia, mentre il padre resta a Terni a lavorare e “a guardare la casa”. Casa che sarà completamente distrutta dai bombardamenti angloamericani dell’estate del 1944. In Puglia, tra Canosa e La Murgia, Savino impara tutto quello che si fa nella masseria di Cirillo, a 5 km da Minervino Murge. Coltivare la terra, con la zappa e con l’aratro tirato da uno o due cavalli, potare alberi da frutto, curare la vigna, mietere, raccogliere le mandorle e le olive, vendemmiare. Allevare gli animali. Senza acqua potabile corrente, senza corrente elettrica. Un mondo fermo, ma ricchissimo di esperienze. Lì si forma l’aspirazione di Savino ad andare oltre, a conoscere il mondo, come andare oltre la collina da dietro la quale ogni mattina sorge il sole. Indimenticabile, per lui la raccomandazione della nonna materna, “mi raccomando la scuola, figlio mio”… lei era analfabeta. Torna a Terni nell’autunno del 1945. La città è un cumulo di macerie, dove Savino e Cesare vanno a cercare legna per la stufa di casa. Terni è “la città dell’acciaio”, ci sono le più antiche acciaierie italiane, fondate alla fine del 1800, ma nel 1953 la Terni licenzia 3000 operai. Scioperi, scontri con la polizia e l’esercito. Savino frequenta le scuole medie e il Liceo Ginnasio Tacito. Ma la crisi economica costringe la famiglia ad emigrare a Milano. Qui, dal 1954, Savino studia e lavora e segue con interesse le vicende del mondo grande e terribile… dalla guerra di liberazione in Algeria alla guerra del Vietnam. Partecipa con altri compagni alla fondazione del Centro di Documentazione Frantz Fanon sui movimenti di liberazione anticolonialisti e antimperialisti, dove lavora per dieci anni. Così impara anche le lingue e per campare traduce opere di saggistica, spesso collegate agli interessi del Centro Fanon. La visione del mondo di Savino si allarga, anche perché per il Cento redige un Bollettino di Informazione su quello che allora era chiamato “Terzo Mondo”. Nel 1974 ottiene una borsa di studio e va a vivere in Corea del Sud per due anni, per diventare “orientalista”. I problemi del cosiddetto “mondo in via di sviluppo” gli si fanno più concreti e più familiari. Torna in Italia nel 1976, riprende a tradurre e poi, dal 1980, insegna italiano e storia negli istituti tecnici statali, cercando di trasmettere ai suoi studenti un po’ di quella intransigente curiosità per i vizi umani e per il valore, che ancora non lo abbandona. Tra gli autori tradotti: Vo Nguyen Giap, Ernesto Che Guevara, Pablo Neruda, Rudolf Wittkower, Hannah Arendt, Daniel Bell, George Mosse, Michael Sandel, Sydney Freedberg, Frida Kahlo, Richard Overy, Zygmund Bauman… Considera il mondo intero come la sua patria, e la sua legge la libertà.


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